Fidarsi di Dio quando fa male

In uno dei momenti di direzione con il mio padre spirituale, lui mi ha fatto un esempio che mi piace ricordare e che oggi desidero condividere con voi.

bebe dentro la pancia

Il bebè, quando si trova nel grembo della mamma, sta bene. È in un posto caldo e accogliente, riceve nutrimento e ascolta la voce della mamma. Sembra tutto perfetto per lui e, molto probabilmente, non avrebbe alcun desiderio di uscire da lì. Tuttavia, non può restarci per sempre. Al momento del parto, sente come se stesse per morire. Avverte la pressione che lo spinge fuori e il suo mondo perfetto sembra crollare, insieme alla sua stabilità.

Eppure, quando arriva dall’altra parte, non solo può ascoltare la voce della mamma, ma può vederla per intero, guardare il suo volto, sentire il calore delle sue braccia e nutrirsi del suo latte. Non ne è forse valsa la pena?

Così è anche per noi. A volte vogliamo restare aggrappati ai nostri piccoli tesori, convinti che siano le cose più preziose che abbiamo. Non vogliamo lasciarli andare, perché ci sembra troppo faticoso. Allo stesso tempo, viviamo una relazione con Dio in cui ascoltiamo una voce non sempre chiarissima, un po’ ovattata. Spesso non sappiamo che, in realtà, se ci lasciamo andare e attraversiamo quel “tunnel della morte”, arriviamo dall’altra parte. E lì non solo ascolteremo la voce di Dio in modo chiaro, ma potremo vederLo pienamente, così com’è: per intero, nella Sua pienezza.

Ogni volta che ti senti sotto il peso dell’angoscia di dover lasciare alcune cose che ti sono molto care a livello emotivo, ma che non possono più condividere lo stesso spazio con Dio, ricordati di questo esempio.

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